Sulle orme ... dei Briganti Pugliesi - Cultura e didattica dell'accoglienza


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Presentazione del Progetto al TED
Fiera di Genova
22-24 nov. 2006


Lancio del Progetto della Rete Pugliese

Immagini del Seminario
Bari - 6 ottobre 2006

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“SULLE ORME DEI BRIGANTI PUGLIESI”

Progetto per una nuova didattica dell’accoglienza turistica
nell’ambito del progetto nazionale “Sulle orme di…”
promosso dal Ministero della Pubblica Istruzione Università e Ricerca
Direzione Generale
per gli ordinamenti scolastici

Che brigante! si dice bonariamente di un individuo dall’elasticità morale comprovata che non esita per il proprio tornaconto a ricorrere a furberie di ogni genere pur di condurre l’acqua al suo mulino. Il termine nel secolo scorso, indicava l’appartenenza a una delle numerose bande che, in un arco temporale ristretto, dal 1860 al 1865, imperversarono nel Sud d’Italia dando vita a quel fenomeno dalle implicazioni sociali e politiche classificato come “Brigantaggio meridionale”.
Ma chi erano i briganti ? Gruppi di malfattori che, riuniti sotto l’egida di un capo, armi in pugno non esitavano a razziare le proprietà delle persone.
Ma anche se i metodi e le imprese potevano essere paragonate alla delinquenza comune la connessione finiva lì perché il fenomeno del brigantaggio era l’espressione di un profondo disagio economico e sociale.
Nel 1860  alla caduta del regime borbonico, il Meridione veniva annesso sotto il dominio della casa Savoia in condizioni di profonda arretratezza e squilibrio sociale.
La rivolta era nell’aria causa di una spartizione della ricchezza particolarmente iniqua tra latifondisti e braccianti agricoli ed alimentata dalla propaganda borbonica contro il nuovo nemico piemontese sfociando in una guerriglia che si propagò in tutto il Regno delle Due Sicilie.
Nel 1861 dopo l’insediamento del nuovo governo, la realtà apparve in tutti i suoi lati negativi con una struttura amministrativa rigidamente centralizzata e con l’imposizione di pesanti balzelli  che gravavano sui più deboli e soprattutto con l’incapacità di risolvere la questione del Mezzogiorno.
Si calcola che le bande di briganti ammontava a 350 sparse sui territori di Campania, Lucania, Puglia, Calabria e Sicilia comandate da nomi leggendari come Crocco, La Gala, Pasquale Romano detto Sergente.
Le gesta dei briganti  hanno lasciato tracce significative del loro passaggio nei territori di valle d’Itria, del Gargano e  del Tarantino.
Il segreto del successo per cui i ribelli tengono per così lungo tempo in scacco notevoli forze avversarie sta nella perfetta conoscenza del territorio, nella loro straordinaria mobilità.
Non solo le montagne e i boschi, luoghi naturalmente elettivi per ogni forma di guerriglia, sono teatro delle loro gesta.  Anche in campo aperto, come le vaste distese della Puglia, i legittimisti dimostrano una buona padronanza della tattica militare, tanto da impegnare in combattimenti frontali, interi reparti della cavalleria sabauda, tra i quali i lancieri di Montecelio e i Cavalleggeri di Saluzzo.
 
La vita itinerante senza fissa dimora, con pasti frugali, lunghe miglia da percorrere in una sola notte, richiedeva il carisma e tempra  per cui i briganti sono rimasti nella storia.
La valorizzazione del territorio e l’esaltazione degli aspetti paesaggistici e naturalistici in genere, non è la sola motivazione che ha spinto il gruppo di lavoro all’ elaborazione del Progetto; “Sulle orme dei Briganti Pugliesi” vuole anche costituire un valido strumento di supporto alle scelte degli istituti scolastici in merito ai viaggi d’istruzione.
In base a quanto sancito dalla C.M. n. 291 del 14/10/92, “il viaggio d’istruzione rappresenta un momento di arricchimento conoscitivo, culturale, umano e professionale”, necessario agli studenti per acquisire tutti gli elementi cognitivi per un’adeguata formazione ai fini del futuro ingresso nel mondo del lavoro. In tal senso, all’inizio dell’anno scolastico, le scuole devono provvedere ad un’apposita programmazione didattica e culturale, configurando viaggi d’istruzione compatibili con le attività curricolari definite. Tale fase programmatoria si basa su progetti articolati e coerenti che consentono di qualificare dette iniziative come vere e proprie attività complementari della scuola e non come semplici occasioni di evasione.
A tale proposito l’art.1-bis del DPR n.567 del 10-10-1996 così recita: “Tutte le attività
organizzate dalle istituzioni scolastiche sulla base di progetti educativi, anche in rete o in partenariato con altre istituzioni e agenzie del territorio, sono proprie della scuola; in particolare sono da considerare attività scolastiche a tutti gli effetti, ivi comprese quelle dell'ordinaria copertura assicurativa INAIL per conto dello Stato e quelle connesse alla tutela del diritto d'autore, tirocini, corsi post-diploma, attività extra curriculari culturali, di sport per tutti, agonistiche e preagonistiche e, comunque, tutte le attività svolte in base al presente regolamento.”
Gli istituti scolastici, [pertanto] in base alla C.M. n. 623 del 02/10/96, decidono autonomamente ogni modalità di attuazione delle escursioni, nel rispetto delle seguenti tipologie:

  1. Viaggi d’integrazione della preparazione d’indirizzo;
  2. Viaggi e visite d’integrazione culturale;
  3. Viaggi e visite nei parchi e nelle riserve naturali;
  4. Viaggi connessi ad attività sportive.

 

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In collaborazione con:


Ministero della Pubblica Istruzione

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