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Nei due quartieri la componente dell’emigrazione comunitaria ed extra comunitaria è senz’altro presente ma pressoché invisibile, eccezion fatta per gli esercizi commerciali gestiti da cinesi, ed è del tutto evidente come tale invisibilità non può non nascondere situazioni anche molto problematiche, se non drammatiche. Le attività svolte dai Centri per la Famiglia Territoriali, istituiti dal Comune di Bari mediante la legge “ 285/1999(?) hanno solo sfiorato situazioni di vita di grande emarginazione quali, ad esempio, quelle di bambini costretti a rimanere sempre chiusi i casa dalla irregolarità della loro permanenza nel nostro paese. Il Piano sociale di Zona 2005 – 2007 evidenzia la problematica della popolazione immigrata: <<Bisogni particolari sono espressi anche dagli immigrati presenti nella città di Bari. In assenza di una rigorosa quantificazione, la domanda sociale è stata raccolta attraverso un’indagine SWOT, ossia attraverso le testimonianze di alcuni “osservatori privilegiati” della città, da cui è fortemente emersa la loro esigenza di esercitare il diritto di cittadinanza. Esprimono il bisogno di essere riconosciuti nella loro diversità e di essere considerati cittadini uguali agli altri con gli stessi diritti e doveri, il bisogno di avere informazioni adeguate sui loro diritti, il proprio “diritto alla nostalgia”, il bisogno di spazi di socializzazione e di luoghi di culto, il bisogno di assistenza legale e di strutture di accoglienza primaria e secondaria.>>
A fronte di una condizione così caratterizzata, la spesa sociale per gli immigrati nel periodo 2001 – 2003 è stata pari allo 0,59% della spesa totale. Lo stesso P.S. evidenzia come <<Circa la condizione degli immigrati, invece, a Bari vi è innanzitutto l’esigenza di trasformare il bisogno dell’ immigrato in esercizio del diritto di cittadinanza (…) Inoltre, vi è un gap evidente tra la prima fase dell’accoglienza in cui prevale l’aspetto emotivo e le fasi successive, prive di risposte da parte delle istituzioni, della società civile organizzata e, anche, dei professionisti addetti al settore, che mettono in evidenza la forte carenza di un centro di prima accoglienza e sportelli di informazione, consulenza e accompagnamento sociale.>>
Tutto ciò determina una sostanziale separatezza tra comunità conviventi nello stesso territorio e la mancanza di reciproca conoscenza ha come prima conseguenza il non riconoscimento dell’altro e dei suoi bisogni e come ultime, l’indifferenza la diffidenza e l’ostilità delle quali si è spesso testimoni nel vivere quotidianamente la realtà del quartiere.
Tale realtà, al contrario, deve essere affrontata ed esplorata, conosciuta e spiegata ciò anche nell’ottica degli sviluppi futuri che saranno determinati dal decentramento che, molto probabilmente, vedrà la circoscrizione trasformarsi in uno dei municipi di Bari, con il carico di significati amministrativi ma anche sociali e relazionali che questo cambiamento profondo porta con sé. |
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